Merchandising Pulcinella

gomorra01g.jpg

Questo week end è uscito in tutte le sale Gomorra, il film ispirato all’omonimo romanzo scritto da Roberto Saviano, storia degli intrecci vorticosi tra soldi, potere e sangue che avvelenano da sempre una città già ricca di ferite come Napoli.

Una città che in questi giorni puzza e vive il suo malessere meteropolitano divenuto ormai cancrena, rogo perenne di rifiuti nocivi e gas di scarico, motorini che sfrecciano cavalcati da valchirie post-moderne col trucco pesante e truzzi da ghetto vestiti con le loro amate tshirt Sweet Years. Una città che è stanca di vivere tutte le sue contraddizioni e sta trasformandosi in un corto circuito interminabile di caos, disperazione, e ancora olezzo, sottile, intenso, un gas mortale che invade i quartieri alti come le periferie alienate in cui sopravvive il solo mito di Maradona.

Più che un film, un documentario a tratti confuso che vomita sangue, colpi di pistola, canzoni neomelodiche e attori rubati alla strada che interpretano se stessi, o qualcosa di non troppo dissimile dalla realtà di cui fanno parte. Sullo sfondo, ‘o sistema, l’organizzazione capillare capace di fatturare miliardi, mantenere famiglie, coinvolgere uomini e donne di ogni età, assoldare figure professionali, iniziare giovani altrimenti inermi a entrare nel giro, divorando vite, soddisfacendo aspettative, realizzando sogni.

Uno pensa che un film del genere, forse più del romanzo, sia in grado di educare o quanto meno scuotere le coscienze intorpidite.

Può darsi. Ma non qui. Questo film avrebbero dovuto vietarlo alla visione dei napoletani. O almeno a buona parte del popolo napoletano, quello della peggior specie, quello che chiagne e fotte, getta i rifiuti dal finestrino e poi va a incendiare i cassonetti perchè esasperato dall’incuria in cui un’amministrazione alla deriva li ha abbandonati. Quegli stessi napoletani che ieri sera si sono imbellettati e hanno deciso di andare a vedere il film al cinema portandosi dietro i loro marmocchi, i loro vestiti griffati, i loro cellulari di ultima generazione che non hanno mai smesso di trillare, ed era tutto un ruminare la cicca, un ciancicare di suoni, esclamazioni, risa, applausi felici ogni volta che partiva la colonna sonora interpretata dal loro cantante neomelodico preferito.

Non è possibile guardare le scene della lotta terribile tra clan che ha insanguinato la città per due anni e bearsi neanche si trattasse di un volgare Terminator. Bambini eccitati e galvanizzati dalle pistole fumanti, padri che commentano cinici l’ennesima sparatoria, le fughe in moto, le caratterizzazioni a tratti retrò dei piccoli e grandi boss di quartiere, le pozze di sangue e la conta a chi indovina chi ha ucciso chi.

Gomorra sarà anche un blockbuster ma svilirà definitivamente l’opera di Roberto Saviano. A Napoli tutto diviene merchandasing in un mercato contraffatto di merci, stili di vita, costumi, atteggiamenti. La politica assente, la ‘mmonnezza, il boss che si fa giustizia da solo, la madre dello scissionista che preferisce morire piuttosto che tradire il figlio “passato dalla parte sbagliata”, il tredicenne che vuole entrare nella piazza e si presenta ai recruiting della camorra come ad un colloquio di lavoro, e poi ancora  le fabbriche dei cinesi, le discariche abusive, il matrimonio cafone con la sposa vestita da meringa e il seguito di cantanti giunti per allietare la cerimonia, le statue di Padre Pio in scala reale, le vasche da bagno a forma di cozza e le poltrone in oro zecchino, sono tutti personaggi di uno squallido presepe, interpreti di uno stesso clichè che tutto inghiotte senza assorbire, tutto diviene volgare merchandising da imitare, sfruttare, svendere senza vergogna nè dignità.

Massì, prima o poi ci faranno anche l’album delle figurine, di Gomorra.

Questo pensavo mentre, depresso e inquieto, me ne sono tornato a casa facendomi strada tra cumuli di sporcizia fumanti e un olezzo insostenibile che mi è entrato fin dentro le ossa.

10 Responses to “Merchandising Pulcinella”

  1. Rossella Says:

    Non vedo speranze per Napoli…e a settembre per motivi di studio ci verò a vivere.
    La cosa mi alletta ben poco.

  2. Looka Says:

    Davvero un bel pezzo, scritto con rabbia, amore e soprattutto stile.
    Mi sembra quasi sprecato per un blog!
    Complimenti, Joshua.

  3. Mirko Says:

    A me è piaciuto soprattutto il titolo. Anzi, mi piacciono tutti i titoli dei tuoi post (oltre che i post, ovvio).

  4. Nessuno Says:

    Devi amare molto Napoli! mi dispiace ma le speranze di cambiamento, con questa classe politica, sono veramente poche. Anche se non sono napoletano mi sarebbe piaciuta Napoli, avrebbe potuto essere una delle perle del mediterraneo invece è la rappresentazione massima della situazione italiana.
    Ciao Joshua e dagli un bacio alla Napoli consumata e violentata.

  5. Ann Devier Says:

    Mi hai fatto piangere. E’ tutto così terribilmente vero.

  6. Encantado/Derelicious Says:

    My dear,
    io ho trovato il film molto bello, ma non faccio confronti con il libro di Saviano, che non ho letto. Mi piace Garrone e la sua regia, anche quella dei film precedenti (a proposito hai visto l’Imbalsamatore?). La questione è decisamente controversa. Sappiamo bene entrambi che quello che abbiamo visto in GOMORRA non è una storia romanzata ma è più vera della nostra rabbia. Ci sarà una parte di persone che vedrà il film continuando ad ascoltare solo le canzoncine neomelodiche o la performance di Maria Nazionale… ma alla fine sono le stesse persone che hanno voluto nascondersi dietro questo governo inconsapevoli di tutto. Alla fine è molto facile lasciare pensare agli altri, è più facile lasciarci comandare. E’ più facile copiare opinione più che farsene di proprie. Alla fine questro è un dato di fatto e non mi interessa. Mi interessa, invece, pensare che ci sia qualcuno come Garrone e prima di lui Saviano, che non abbia paura. Mi conforta l’idea di un po’ di coraggio, mi conforta anche Travaglio, pensa un po’….

  7. Encantado/Derelicious Says:

    ah… mentre mi moderi mi correggi gli errori?

  8. Joshua Neumar Says:

    Il punto non è farsi idee proprie nè tantomeno perdere le speranze e lasciare questa città abbandonata a se stessa. Fin quando non ci sarà una sottile complicità tra illegalità e società civile questa città non cambierà mai. Fin quando guarderanno con simpatia il malavitoso e il suo stile di vita e mal sopporteranno l’austerità di chi è ligio al suo dovere, fin quando ammireranno la cultura del boss di quartiere e si sentiranno sempre più lontani dallo Stato, questa città non ha reali possibilità di cambiare.

  9. Gomorra « Encantado’s Trace Says:

    […] bene che quello che abbiamo visto in GOMORRA non è una storia romanzata ma è più vera della nostra rabbia. Ci sarà una parte di persone che vedrà il film continuando ad ascoltare solo le canzoncine […]

  10. giu Says:

    grande post! hai espresso quello che intuivo sottopelle
    il film da un lato può spingere le persone più deboli a identificarsi con i guaglioni della camorra dall’altro diventare un’ennesima occasione di introiti grazie alla vendita dei dvd falsi e a tutto il merchandising che ruota attorno al film.
    Pero’ dovremmo chiederci se un regista debba fare buon cinema o sociologia..

Leave a Reply