Grazie al secchio

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E insomma torno ad animare le pagine di questo blog per parlare dell’ormai famigerato spot contro l’omofobia presentato in pompa magna (è proprio il caso di dirlo, mi si perdoni la battuta da cabarettista di periferia) dal Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna. Mi sento di dire qualcosa non solo in quanto finocchio ma anche perché, scusate la falsa modestia, un pochino la pubblicità la conosco.

Ma prima, una precisazione.

Mi duole ammetterlo ma almeno la Mara stavolta c’ha provato e quel minimo di buon senso che mi è rimasto non può esimermi dal riconoscerle un qualche merito. Certo, la ragazza ha ancora tanta strada da fare, per carità, però di questi tempi uno spot contro l’omofobia da trasmettere su tutte le tivvù è sempre meglio che gnente, soprattutto se nelle strade continuano a prenderci a randellate o a gonfiarci come maritozzi.

E poi basta con questa storia che a noi finocchi non ci va mai bene niente quando si parla di noi: prima ci lamentiamo che ci dipingono tutti coi lustrini, poi alziamo gli occhi al cielo se ci ritraggono tristi e sconsolati, poi ancora tuoniamo come vecchi Soloni se fanno entrare in un reality una consorella troppo stridula. È ora che ci si rassegni: non ci capiranno mai. Ogni volta che proveranno a interpretarci, a inserirci blandamente in una qualche categoria estetico-televisiva, ogni volta che proveranno a parlare a nome nostro, ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire e storcerà il naso di fronte a una battuta fuori luogo, un clichè troppo marcato, una caratterizzazione troppo forte.

Il punto su cui si concentra la mia critica, stavolta, è che quello spot fa obiettivamente cagare e non mi convince nemmeno un po’ non tanto come finocchio quanto come pubblicitario. Bastava rispondere ad alcune, semplici, domandine: a chi è diretto il messaggio? Quali sono gli obiettivi di comunicazione? Che tipo di messaggio si vuole lanciare? Ma soprattutto: va bene rifiutare l’omofobia, ma che immagine si vuole trasmettere dell’omosessualità? È qui che lo spot manifesta tutta la sua debolezza: perché l’omosessualità non c’è proprio e se c’è è latente, nascosta, insabbiata. Quasi ti viene da pensare che la vera stupidità dell’omofobia sta nel fatto che si ha paura - e per questo si aggredisce, si addita, si corca di mazzate -  qualcosa che non conta, non ha importanza, semplicemente perché non si vede. E quasi in un ipocrita gioco sofistico, se ci pensate. Un po’ come il buon vecchio Epicuro che risolve il problema della morte dicendo: ragazzi, che coglioni che siete, non bisogna avere paura della morte perché quando ci siamo noi non c’è la morte e viceversa. Ecco, siccome negli ultimi tempi volano coltellate come in un film di Mario Merola, io avrei suggerito qualcosa di leggermente più efficace.

Lo spot è inquietante anche dal punto di vista visivo: ambientazione lugubre, un’atmosfera da serial medical di serie zeta, inutilmente drammatico e decisamente poco efficace rispetto al messaggio che intende veicolare. Perché diamine hanno scelto proprio un ospedale, per giunta un reparto di terapia d’urgenza? L’unica spiegazione che mi sono dato è che ai creativi che l’hanno realizzato avanzava qualche metro di pellicola di un qualche vecchio spot contro i botti di Capodanno. O di una delle prime campagne di sensibilizzazione contro le stragi del sabato sera e la guida sicura. O sulla donazione degli organi. O del sangue. Solo alla fine capisci che si parla di froci ed è proprio al termine di un immotivato climax ascendente - le sirene, le ambulanze, gli sguardi intimoriti, i medici che indossano i guanti - che le immagini sono accompagnate dal claim Nella vita certe differenze non possono contare. Come a dire: a mali estremi, estremi rimedi. Nella vita certe differenze contano eccome, ma ahimè, non sempre le cose vanno per il verso giusto e allora tanto vale fare buon viso a cattivo gioco. Certe differenze contano ma purtroppo a volte il caso ti costringe a non badarci più di tanto. Soprattutto se ti ritrovi in una corsia d’ospedale con l’appendicite in setticemia. O un guard rail conficcato nel cervelletto. O ti sono partite le coronarie e la tua collezione di bypass ha dato forfait. O anche se sei in coma vegetativo.

Vi dirò di più: non c’era certo bisogno di uno spot con ospedali e medici in divisa per spiegare alla sempre più numerosa schiera di omofobi che certe differenze nella vita non possono contare. Metti che una sera hai finito le sigarette e l’unico tabaccaio aperto è un tizio effeminato e con la erre moscia. Oppure che ti trovi nel deserto del Karakum e ti viene un merdone terribile e l’unica che può venderti un cachè efficace è una lesbica coi baffi e il capello ingelatinato. O che per puro caso finisci nel bel mezzo di una resa dei conti di lemuri malgasci incazzati come Erinni e l’unica possibilità di salvezza che hai è salire su di un canadair rosa pieno di forzuti G.I. Joe rottinculo. Eh sì, le differenze proprio non posso contare certe volte, soprattutto se stai crepando o se sei minacciato da un pericolo e sei visibilmente cagato sotto.

Sarebbe stato troppo audace per la nostra sexy Ministra assoldare qualcuno in grado di realizzarle uno spot capace di comunicare con chiarezza come stanno le cose. E cioè che le differenze non contano perché fanno parte della nostra vita: nelle strade delle città come dei paesini di provincia, sul posto di lavoro come a casa, nei ristoranti, nelle piazze, negli aeroporti, alla posta, nelle scuole, allo stadio e persino in posto insospettabile come le Chiese. Anziché ricorrere all’espediente del tizio che è portato d’urgenza al Pronto Soccorso - e grazie al secchio che non le noti certe differenze, magari in quel momento lì stai per crepare - sarebbe stato molto più sensato ritrarre l’omosessualità nella sua noiosissima normalità in altri contesti e con un altro messaggio. Mi sarebbe andato bene anche una roba banalissima - la butto lì, eh - sull’amore, l’uguaglianza, il rispetto. Magari con gente non in fin di vita e alla luce del sole.

Chè poi alla fine quei due loschi figuri che indossano i guanti con un’aria tutt’altro che rassicurante - sono loro i finocchi o no? Non si capisce - potrebbero anche essere lì lì per iniziare una sessione di fisting estremo. Non sai mai come ti viene, con questi pederasti invertiti.

Dev’essere una critica cocente per la povera Mara, lei che la televisione l’ha fatta nella sua vita precedente e certi meccanismi pubblicitari dovrebbe conoscerli. O forse è proprio vero che la sua carriera non sarebbe mai decollata, riservandole un ruolo da eterna bella gregaria tra le pentole fumanti di Mengacci.

8 Responses to “Grazie al secchio”

  1. Ann Devier Says:

    E’ tutto ciò che ho pensato oggi quando ho visto lo spot per la prima volta…solo che tu, come al solito, l’hai detto meglio ! Ti adoro!

  2. andydocrm Says:

    bravo, anzi bravissimo! tutto vero, ovviamente, anche perché sennò, per quel pochissimo che ti conosco, non l’avresti scritto.
    un unico dubbio: ma tu sei certo che la Mara nazionale, proprio perché dalla TV proviene, queste cose non le avesse già in mente, e la sua scelta ed approvazione (poiché immagino ci debba esser stata!) siano avvenute proprio per le *attuali* caratteristiche dello spot?

  3. Joshua Neumar Says:

    Andrea, stiamo troppa importanza alla Mara. Diciamo che mi serviva un’immagine iperbolica per chiudere il post e poi ricordare il suo passato televisivo è sempre un modo di aggiungere qualche altra punzonatura. Lei in mente non ha nulla, figuriamoci. Coinvolgerla in qualche modo in un processo decisionale che riguardi la sua professione di Onorevole Ministro è davvero troppo :)
    Indubbiamente lo spot è stato scelto proprio perchè blando e superficiale. Ma qualcuno lo avrà fatto per lei, ne sono sicuro.

  4. Watkin Says:

    Non avrei di certo potuto argomentare meglio. Complimenti, firmo e controfirmo

  5. Joshua Neumar Says:

    Grazie, Watkin. I miei rispetti! :)

  6. Setsuna Says:

    Beh che dire…lo spot è davvero pessimo e privo di contenuto.
    Ovvio che lo zampino della carfagnona non c’è, il suo cervello è intoppato di silicone (come dopotutto il resto del corpo) iniettatole dal fratello (chirurgo plastico).
    Lo spot non è per nulla incisivo e maledettamente superficiale perchè la questione omofobia è gravemente sottovalutata dallo Stato, non se ne cura come dovrebbe, perchè (in fondo) non vuole occuparsene. Ciò è il problema di questo paese profondamente bigotto, che non vuole liberarsi da quella deleteria sudditanza al vaticANO.
    Purtroppo la situazione stagna, tutto è cambiato nulla è cambiato.

  7. Wert Says:

    Joshuaaaaa, ben tornato, ma dov’eri finita?

  8. Equilibrista Says:

    Si ma vogliamo parlare dello slogan finale vagamente omofobico?
    “Non essere tu quello diverso”…per la serie lascia che i diversi restino loro.
    Vorrai mica mischiarti ed essere diverso anche tu?
    Un vero colpo di genio.

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